Federazione Speleologica Regionale dell'Emilia-Romagna

Carsismo e grotte nelle evaporiti dell’Appennino settentrionale

Patrimonio dell’Umanità UNESCO

CARSISMO E GROTTE NELLE EVAPORITI DELL’APPENNINO SETTENTRIONALE

PATRIMONIO DELL'UMANITA' UNESCO

 

 

La proposta di candidatura UNESCO è partita dagli speleologi perché i fenomeni carsici sono, in gran parte, “paesaggi invisibili”, spesso percorribili con difficoltà e normalmente immersi nel buio più assoluto. Ne segue, che sono direttamente conosciuti solo da pochissime persone: appunto gli speleologi.

Da quando, oltre un secolo fa, è iniziata l’esplorazione sistematica delle nostre aree carsiche, si può affermare che non più di qualche centinaio di “addetti ai lavori” ha assiduamente frequentato, o meglio esplorato, le grotte evaporitiche regionali.

Ciò costituisce un’eccezione poiché, di norma, i siti UNESCO sono ben conosciuti in tutto il mondo e, di conseguenza, normalmente (a volte eccessivamente...) frequentati.

Gli speleologi, che operano sempre a titolo volontario, hanno dunque, storicamente, la responsabilità di esplorare, cartografare, studiare, divulgare e di conseguenza salvaguardare un “bene comune” altrimenti destinato a restare assolutamente sconosciuto e, in troppi casi, ahimè, destinato alla sua alterazione, poiché non si protegge ciò che non si conosce e che non genera profitti se non, paradossalmente, con la sua distruzione. Ciò detto, ne segue che gli stessi speleologi sono ben lungi dal disporre delle competenze tecniche e scientifiche indispensabili per comprendere un mondo buio e nascosto che, nel tempo, si è rivelato sempre più complesso e difficile da decifrare.

Per questo, è stato necessario coinvolgere le migliori Istituzioni scientifiche e culturali regionali, in particolare le Università e le Soprintendenze, ma anche scienziati di altre regioni e di altri paesi europei.

Ciò ha generato, nella nostra Regione, una vera e propria “esplosione” di ricerche scientifiche nei campi dell’idrogeologia, della mineralogia, della biologia, della paleontologia e dell’archeologia, in gran parte coordinate dalla Federazione Speleologica, quindi su base assolutamente volontaria.

Considerate queste premesse, è stato possibile disporre, nell’iter di preparazione della candidatura UNESCO, di un gruppo di lavoro tecnico scientifico di alto livello che, a sua volta, ha operato a titolo volontario consentendo, tra l’altro, una considerevole riduzione dei costi.

Nella sostanza, questo patrimonio di conoscenze, di assoluto livello mondiale, è il fulcro che ha consentito di proporre la candidatura e di raggiungere il risultato in tempi relativamente brevi.

È ovvio che, con il riconoscimento UNESCO, si aprono nuovi orizzonti.

Ora è necessario un cambiamento concettuale, poiché la salvaguardia degli ambienti carsici e del loro patrimonio naturale e culturale richiede il massimo impegno.

Occorre abbandonare la logica che considera l’ambiente solamente come un mero strumento da sfruttare in modo indiscriminato fino a giungere alla sua irreversibile distruzione.

Insieme, siamo riusciti a fare sì che i gessi dell’Emilia-Romagna siano protetti con adeguate norme, in particolare facendo cessare la loro distruzione ad opera delle cave.

Oggi resta la cava di Monte Tondo, nella Vena del Gesso romagnola, la cui attività ha comportato e può comportare la distruzione di fenomeni carsici Patrimonio Mondiale UNESCO.

Federazione Speleologica Regionale dell'Emilia-Romagna

Testi

 

M. Ercolani, P. Lucci 2025, Il percorso UNESCO  in: Gessi, i tempi della Terra e i tempi dell'Uomo.

 

M. Costa, G. Daniele, M. Ercolani, M. Palazzini Cerquetella, M. Pizziolo, 2024, Otto anni da un’idea, la storia della candidatura del sito seriale “Carsismo e grotte nelle evaporiti dell’Appennino settentrionale” a Patrimonio dell’Umanità in: P. Lucci, S. Lugli (a cura di), Le evaporiti dell’Appennino settentrionale Patrimonio dell’Umanità, (Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia, s. II, vol. 45).