Federazione Speleologica Regionale dell'Emilia-Romagna

Carsismo e grotte nelle evaporiti dell’Appennino settentrionale

Patrimonio dell’Umanità UNESCO

Testi

 

M. Ercolani, P. Lucci 2025, Vita nelle grotte in: Gessi, i tempi della Terra e i tempi dell'Uomo.

 

E. Lopo, M. Cappelletti 2024, Primi studi microbiologici delle grotte nei gessi messiniani emiliano-romagnoli in: P. Lucci, S. Lugli (a cura di), Le evaporiti dell’Appennino settentrionale Patrimonio dell’Umanità, (Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia, s. II, vol. 45).

 

M. Costa 2024, La fauna delle grotte nelle evaporiti dell’Appennino settentrionale in: P. Lucci, S. Lugli (a cura di), Le evaporiti dell’Appennino settentrionale Patrimonio dell’Umanità, (Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia, s. II, vol. 45).

 

D. Bianco 2024, Pipistrelli dei gessi dell’Emilia in: P. Lucci, S. Lugli (a cura di), Le evaporiti dell’Appennino settentrionale Patrimonio dell’Umanità, (Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia, s. II, vol. 45).

 

D. Bianco 2024, Pipistrelli dei gessi della Romagna in: P. Lucci, S. Lugli (a cura di), Le evaporiti dell’Appennino settentrionale Patrimonio dell’Umanità, (Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia, s. II, vol. 45).

VITA NELLE GROTTE

 

 

Le grotte sono un ambiente molto particolare e difficile per la vita animale ed impossibile per la vita vegetale, a causa dell’assenza di luce, a parte nei primi metri, spesso importantissimi per alcune specie di felci e muschi. La mancanza di vegetali, quindi di quelli che in ecologia sono definiti “produttori primari”, determina il fatto che tutta l’energia che permette la vita animale nelle grotte deve provenire dall’esterno, con il detrito vegetale convogliato dalle acque o con le deiezioni dei pipistrelli (che si alimentano all’esterno), che costituiscono le due basi principali della catena trofica degli ecosistemi ipogei. Inoltre, i parametri fisici e chimici richiedono un’elevata specializzazione. Si pensi, in particolare, alla totale assenza di luce; alla temperatura costante, apparentemente elevata in inverno, ma sicuramente non favorevole alla riproduzione di molte specie in estate, all’umidità percentuale dell’aria, anch’essa piuttosto costante, ma molto più elevata che all’esterno. Per fronteggiare e, magari, avvantaggiarsi di queste condizioni estreme, occorre un elevatissimo livello di adattamento.

Le grotte, quindi, sono idonee ad ospitare solo alcune specie animali peculiari e ben adattate.

Fra gli animali che si possono incontrare negli ambienti ipogei vi è una distinzione basata sul grado di frequentazione delle cavità sotterranee da parte degli animali stessi. Si definiscono specie troglobie le specie che trascorrono l’intera vita sempre in grotta; specie troglofile quelle che le utilizzano per una parte del proprio ciclo biologico: le frequentano quindi regolarmente, ma altrettanto regolarmente ne escono (tipico è l’esempio dei pipistrelli); infine, specie troglossene le specie che solo occasionalmente frequentano le grotte o che accidentalmente ne finiscono all’interno (ad esempio, molte specie di anfibi).

 

 

 

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